Vetrina d’Autore: Maurizio Cometto
Maurizio Cometto è nato a Cuneo il 29.09.1971. Ha pubblicato la raccolta di racconti “L’incrinarsi di una persistenza” (Il Foglio 2004), il romanzo “Il costruttore di biciclette” (prefazione di Valerio Evangelisti, Il Foglio 2006) e il racconto lungo “Il distributore di volantini” (Magnetica Edizioni, 2006). Sempre per Il Foglio ha curato l’”Antologia del Fantastico Italiano Underground” (prefazione di Valerio Evangelisti, 2006). Vive a Collegno.

L’intervista all’ autore
( da www.mangialibri.com)
Cos’ è la paura per te? Qual è il tuo approccio al raccontare horror, se di horror in senso stretto si può parlare?
In realtà non mi pare che si possa parlare, nel mio caso, di “horror”. Preferirei il termine “fantastico”, che sento più affine. Il mio approccio al “fantastico” è di tipo espressivo e psicologico. Espressivo perchè il fantastico permette una maggiore libertà, una possibilità di “scartare”, durante la narrazione, andando a trovare a volte significati e connessioni che approfondiscono il testo. Psicologico perchè il più delle volte questi scarti, queste maggiori prodondità, questi significati, hanno a che fare con la psicologia dei personaggi, delle situazioni, delle relazioni. Le situazioni fantastiche, per dirla tutta, non nascono quasi mai “a tavolino”, ma durante la narrazione, e vengono da una parte di me non del tutto razionale (diciamo pure dall’inconscio). Sono una sorta di punto di incontro tra ciò che sto narrando e ciò che sento a livello inconscio di dover dire, e in genere quando “esplodono” mi creano un senso di “scoperta” e di “mistero”, che mi dà entusiasmo e mi spinge ad andare avanti per cercare di capire “cosa sta dietro”. Più che la paura, dunque, mi interessa suscitare un senso di mistero e di straniamento.
Sempre più spesso gli scrittori italiani rinunciano alle solite, stantie ambientazioni americane o esotiche per esplorare i ‘lati oscuri’ del nostro Paese, e tu non fai eccezione. Si può davvero fare paura attingendo alla tradizione culturale italiana?
Il far ricorso ad ambientazioni strane o esotiche penso sia riconducibile a un senso di “inferiorità” nei confronti dei modelli anglosassoni, che – bisogna darne atto – stanno all’origine della moderna narrativa di genere. Si ricorreva o si ricorre a tale espediente perchè si crede erroneamente che un testo horror o fantastico sia più credibile se ambientato all’estero piuttosto che in Italia, e questo semplicemente perchè migliaia e migliaia di storie lette o viste al cinema o alla TV sono prodotte e dunque ambientate in America o in Inghilterra. In realtà questo ragionamento finisce col rendere la storia meno credibile, anzi le conferisce il più delle volte una sorta di “puzza” di falso o di televisivo. Per fortuna in Italia autori come Eraldo Baldini, Valerio Evangelisti o Massimo Carlotto hanno dimostrato che è vero il contrario. Secondo me vale la regola che bisogna sempre scrivere di cose che si conoscono bene, e questo si può dire a maggior ragione per l’ambientazione. E Baldini in particolare ha dimostrato perfettamente come si possa fare paura, e anche molta paura, attingendo alle tradizioni e al folklore nostrano. Penso che possa fare molta più paura una cosa che ti sta vicina e che credevi innocua, piuttosto che qualcosa di molto lontano fisicamente e psicologicamente…
Nelle tue storie la famiglia ha un ruolo estetico centrale: bambini, anziani, genitori, nonni. E’ una scelta precisa?
Me ne sono accorto anch’io. Non è tanto una scelta precisa quanto, credo, una scelta dettata dalla mia esperienza di vita. Descrivo personaggi e situazioni che mi sono familiari e su cui poi si innesca il fantastico (nota che più la situazione è banale, più il fantastico crea un effetto di straniamento). La scelta dei bambini è invece molto più conscia, direi quasi sempre voluta. Perchè i bambini hanno uno sguardo speciale sulla realtà, che permette di trattare le situazioni fantastiche senza doverle per forza “razionalizzare”. Il bambino è costantemente impegnato in un lavoro di “scoperta” della realtà, per cui ha uno sguardo più innocente, in grado di accettare anche ciò che per un adulto potrebbe essere inaccettabile. E poi i bambini danno sempre un senso di “favola”, che aiuta a costruire l’atmosfera.
Quali sono le traversie che uno scrittore esordiente o aspirante tale deve affrontare in Italia?
Dipende da quali sono le sue aspirazioni. Vuoi diventare famoso? Allora o conosci qualcuno di importante disposto ad aiutarti, o devi avere una botta di culo pazzesca. Ti accontenti di veder pubblicate le tue opere e di avere un pubblico di poche decine o centinaia di lettori? Puoi rivolgerti alle case editrici medio piccole, e in alcuni casi se sei bravo riesci anche a pubblicare. Ti interessa semplicemente vedere il tuo nome su un libro e hai soldi da spendere e non te ne frega niente di venire truffato? Ci sono le “case editrici” a pagamento. L’importante è sapere cosa si vuole e a cosa si va incontro, come in tutte le cose della vita. In generale in Italia la situazione mi pare abbastanza tragica, soprattutto per la narrativa fantastica. E’ poco considerata dagli editori, più ancora che poco letta. Figuriamoci poi un esordiente che scrive racconti fantastici. Ciascuna delle tre condizioni (esordiente-racconto-fantastico) presa da sola è già di per se stessa un handicap agli occhi di un editore. Per questo genere di scrittore la cosa migliore potrebbe essere farsi tradurre e provare all’estero. Francia e paesi anglosassoni danno maggiore spazio a questo genere e agli esordienti in generale, senza contare che propongono un pubblico molto più vasto ed attento. Non è bello da dire, però purtroppo è così.
Quali sono gli scrittori ai quali guardi con maggiore attenzione?
Tantissimi e di vario genere. Tra i classici: Cechov (il più grande autore di racconti), Maupassant, Bulgakov, Karen Blixen, Dino Buzzati, Tommaso Landolfi… Gli argentini del fantastico, in particolare Borges, Cortàzar e Horacio Quiroga… Philip Dick… Tra gli autori contemporanei, mi vengono in mente Agota Kristof, Paul Auster, Jonathan Coe, Eraldo Baldini, Valerio Evangelisti, Valeria Parrella tra i giovani, Lorenzo Nicotra e Vincenzo Spasaro tra i giovani che scrivono fantastico (nota che quest’ultimo, 3 volte finalista al premio Urania, curatore della collana “Fantastico e altri orrori” per Il Foglio, non ha ancora pubblicato un libro tutto suo…) E Richard Matheson, che ho scoperto ahimè solo di recente, ma che considero un grandissimo. E poi i gialli classici, di cui sono un fan; ritengo un genio John Dickson Carr, il maestro dei delitti della camera chiusa. E infine i fumetti: Carl Barks, Romano Scarpa, Martin Mystere, Neil Gaiman, Alan Moore… Insomma, leggo un po’ di tutto, non faccio distinzioni di genere. L’importante è che un libro mi piaccia. [david frati]

Titolo: Lo scaricamento della bara
Autore: Maurizio Cometto
ISBN: 978-88-89889-31-2
Prezzo: 6,50 €
Data di pubblicazione: maggio 2007 Genere: FantasticoDopo il fortunato Il costruttore di biciclette, Maurizio Cometto conduce nuovamente i suoi lettori a Magniverne, un piccolo paese di una provincia contadina dal forte sapore piemontese. E lo fa ricorrendo agli elementi che caratterizzano tutte le sue opere e che ritroviamo anche ne Lo scaricamento della bara (Magnetica Edizioni – 2007): la semplicità, il coinvolgimento, il fantastico e il senso della misura.Cometto dimostra, opera dopo opera, quanto è fuorviante scambiare semplicità con banalità. La sua prosa non si perde in arzigogoli o immagini ardite, non è contaminata da digressioni o incisi. È diretta, immediata, semplice in quanto facilmente accessibile, ma caratterizzata dalla capacità di coinvolgere il lettore sin dalle prime pagine, costringendolo a restare attaccato al libro sino alla conclusione.
La semplicità di Cometto si ritrova anche negli elementi a cui ricorre nella costruzione delle sue storie. I personaggi sono normali, quasi consueti, inseriti in un contesto che appare incapace di trasformarsi nel teatro di avvenimenti degni di nota. Eppure è in esso che emerge, fortemente espressivo proprio perché inaspettato, l’elemento fantastico, l’alterazione della realtà che sposta l’interpretazione e la rappresentazione dei fatti su un binario parallelo.
Nella prefazione di Marco Capelli (www.progettobabele.it) bene si fa a indicare la peculiarità dell’approccio di Cometto al fantastico proprio nell’assenza di mostri lovecraftiani o della violenza di Barker: all’autore piemontese è sufficiente estrarre dal cilindro un semplice cellulare, un architetto appassionato di comunicazioni, la scoperta di un mezzo espressivo che diventa mania, per imbastire una storia che avvince e sorprende.
I personaggi che la interpretano, seppure non scandagliati a fondo nei recessi dell’animo, presentano tratti davvero peculiari, senza mai scadere nel grottesco o nell’esagerazione. L’Architetto Ego passeggia per i sentieri di campagna accompagnato dall’ex amante della moglie, ora diventato suo confidente, e manda in scena una particolare rivisitazione della sindrome di Stoccolma. Sua moglie Giacinta si sente nuovamente viva quando scopre di provare compassione per le sofferenze che la malattia infligge al marito. Giovanna, l’amica di Ego che “portava il quarantadue di scarpe, cosa di cui si vergognava un po’”, tesse con lui un rapporto di amore platonico e di confidenza. E così per le altre figure che si alternano raccontando al lettore cosa si prova nel ricevere un messaggio sul cellulare proveniente da una persona che è stata appena seppellita e che, dall’aldilà, mette a nudo i peccati e i sensi di colpa che affliggono l’anima di ognuno di noi.
Il volume proposto dalla Magnetica Edizioni è snello e di formato ridotto, elementi che ben si coniugano con la struttura dell’opera, in bilico tra il romanzo breve e il racconto lungo. Questa piccola casa editrice si conferma come uno dei (pochi) seri punti di riferimento per gli scrittori italiani che si affacciano o si addentrano in un genere così variegato come quello fantastico. E Cometto ha sicuramente un posto di tutto rispetto in mezzo a loro. (Andrea Borla)
Titolo: Il distributore di volantini
Autore: Maurizio Cometto
ISBN: 88-89889-06-3
Prezzo: 3,50 €
Data di pubblicazione: febbraio 2006Genere: Racconto del Fantastico
da: www.kataweb.it
Federico (o Ricu) e Angelina vivono il lieto fine grazie alle fiamme che avvolgono e fanno contorcere la nonna. E il distributore di volantini.
Il racconto Il distributore di volantini, recentemente ripubblicato (era infatti già stato pubblicato su rivista) in forma d’agile volumetto tascabile, riconsegna al lettore la cifra stilistica d’uno scrittore di talento assoluto che viaggia nelle spirali del fantastico. Un autore che fa della suspense materia messe nella prima parola scritta e tenuta fino a dentro l’ultima parola composta.
Questa figura nomala, il distributore di volantini, ha pezzi di carta rossi e piccole luci rosse in mano, ma potrebbe avere gli occhi rossi, oppure ce l’ha gli occhi rossi; occhi che danno i brividi. Esattamente come dovrebbero. Il distributore dei volantini è un tramite, e basta. Lui rappresenta una mediatore, uno che deve dare messaggi. Soprattutto alla nonna, che al termine dell’intensa opera cade nel buco bruciante delle rogo con egli stesso. In pratica, siamo davanti a una stravagante e fantastica in tutti i sensi storia d’amore.
Angelina, la bella ragazza che vaga per le strade d’una Cuneo molto imbiancata dal naturale, incontra o deve per forza incontrare il suo Federico, il ragazzo che la libera dalla schiavitù di stare in un limbo per nulla accogliente. Il limbo sa di spiriti, eccetera. Allo stesso modo, ci sta il passaggio nelle memorie sempre della nonna, che arriva al punto di mettere in campo una specie di rito per mettere pace nell’organismo dell’angelo Angelina. Il passato della nonna di Ricu entra prepotentemente nel presente dell’affezionato nipote. Un giovane studente che insegue la grazia di quella “studentessa” particolare che li fa perdere il senno.
Per chi cercasse del sentimentale, nonostante queste premesse, stia alla larga da questo nuovo volume di Maurizio Cometto. Questo scrittore non ha soltanto tantissimo talento e la forza d’arrivare in fondo a cioè che dice, toccare il nucleo con leggerezza, senza stancarsi minimamente. Questo scrittore è anche dotato d’una capacità di cogliere il ritmo da posizionare sotto il sedere della sua narrativa. Le frammentazioni posizionate esattamente dove devono essere posizionate, all’interno dei paragrafi, fungono da ulteriore strumento che rende grazie al battere e levare delle vicende dettate da Cometto. Una prova importantissima, questa. E’ il momento di fare attenzione a quello che fa Maurizio Cometto, molta attenzione.
Nunzio Festa
Il distributore di volantini è un breve racconto che si divora in meno di un’ora e che tiene incollati alla pagina sino a un incredibile finale (che non svelo), tra personaggi che sembrano uscire da un sogno, ma che l’autore rende vivi e concreti dipingendoli con tratti realistici. La figura del distributore di volantini che consegna i suoi incredibili messaggi sotto la neve di Cuneo, la nonna che racconta una storia surreale e rievoca vecchi tempi fatti di rimpianto, Federico e Angelina che vivono un’avventura incredibile a metà strada tra l’onirico e il misterioso. Non si può raccontare la trama di un racconto che dura lo spazio di una lettura serale ma che ricorda le pagine del miglior Buzzati. La trama è ben costruita, surreale ma credibile, l’ambientazione tra le valli e la neve di Cuneo ben fatta, i caratteri dei protagonisti delineati a dovere. Le favole della nonna parlano di anime peregrine, che stanno al confine tra il mondo della materia e il mondo dello spirito e i ragazzi devono fare i conti con un’incredibile realtà. Non vi dico altro. Se vi ho incuriosito abbastanza ordinate il libro. Costa meno di un gelato.
Gordiano Lupi
Recensioni: Il caso Maurizio Cometto
di Valerio Evangelisti
Se mi chiedessero, a bruciapelo, qual è l’autore italiano di narrativa fantastica che preferisco, risponderei Maurizio Cometto. Naturalmente farei torto a molti altri scrittori, come sempre capita nel caso di domande del genere. Sono tantissimi gli autori nostrani, specializzati nel fantastico in tutte le sue varianti, bravi o bravissimi, ma Cometto mi è particolarmente gradito. Un piacere particolare, nel fare quel nome, mi viene dal fatto che è conosciuto da pochissimi. Averlo scoperto è un merito della casa editrice Il Foglio di Gordiano Lupi. Forse non sono del tutto d’accordo (in parte sì) con Gordiano sulle sue valutazioni su Cuba e su certi miei colleghi. Ma su Cometto non si discute: un fior di scrittore, e averlo reso noto, sia pure a un numero circoscritto di lettori, e scommesso su di lui, è stata una dimostrazione di fiuto e di buon gusto.
Perché Cometto mi piace tanto? Per la sua grazia, per la semplice eleganza della sua prosa, trasparente e fine. Per il tono trasognato che mi ricorda tanto Enzo Fileno Carabba, un altro dei miei scrittori preferiti. Per la difficoltà a inquadrarlo in un genere definito.
Ho già parlato di Cometto in occasione dell’uscita del suo romanzo Il costruttore di biciclette, e non sto a ripetere il giudizio espresso allora (vedi qui). La linearità di quella “piccola” storia mi sembra esemplare. Era in apparenza un horror, addirittura lovecraftiano, eppure lo trascendeva. L’accento era piuttosto sul bizzarro che emergeva, poco alla volta, dalla quotidianità. Senza effettacci né forzature: per tocchi lievi. Come Jonathan Carroll nelle sue migliori prove.
Cometto pare portato alle “piccole storie”. Tra le sue cose migliori più recenti ci sono dei racconti di poche pagine pubblicati dalla casa editrice Magnetica: Lo scaricamento della bara e Il distributore di volantini. Vale la pena di leggerli, soprattutto il secondo. Pochi euro permetteranno un godimento illimitato. L’horror c’entra solo in parte, e serve unicamente a garantire un’etichettatura. Lo sfondo è totalmente onirico, gli sviluppi imprevisti. La prosa, di un’eleganza raggiunta da pochi.
Qualcuno si chiederà quali vantaggi mi derivino dal tessere questa apologia di Cometto. Non molti: ignoro chi sia (so solo che è piemontese, di Collegno), quando sia nato, cosa faccia per campare. Ma davanti a uno scrittore della sua finezza e del suo umorismo, un atto è dovuto: togliersi il cappello.
Editori in cerca di talenti, siete avvertiti.
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