Vetrina d’Autore: Nazareno Barra
Titolo: Il violinista (storia di vocazioni)
Autore: Nazareno Barra
ISBN: 88-89889-11-X
Prezzo: 13,00 €
Data di pubblicazione: giugno 2006Genere: Romanzo horror“AVVISO IMPORTANTE: Alcune scene e alcune situazioni descritte all’interno della presente opera, potrebbero urtare la sensibilità del lettore”da: www.operanarrativa.com

Spagna, fine 500. Due fratelli, Antonino e Giacomo, loro malgrado si ritrovano risucchiati in un perverso piano che Satana prepara dalla notte dei tempi. Inconsapevoli, si ritroveranno l’uno nemico dell’altro. Antonino, ammaliato dal demonio innescherà, attraverso il violino, strumento quasi sconosciuto all’epoca, un vortice di eventi violenti, un crescendo di efferatezze, una strada di cui nemmeno il proprio artefice conosce la fine. Giacomino, che da bambino sente la chiamata di Dio, combatterà l’errore eretico con energia, mentre le sue credenze saranno messe a dura prova dall’apparizione di una donna che sembra essere arrivata da altri tempi.
Lo scacchiere è pronto. L’eterna lotta tra Bene e Male ha inizio.
Il romanzo di Nazareno Barra è un’opera alquanto particolare, una fresca novità sul perenne conflitto tra Dio e Satana o tra il Bene e il Male, in una precisa e affascinante cornice storica. Sembrerebbe una storia “classica” del genere, ma in realtà la vera grandezza dell’autore sta nell’ aver posto le due Entità su un piano parallelo, in quanto nella loro dimensione umana, sono entrambe destinate a soccombere. A ben vedere si potrebbe pensare che Mino,il sacerdote di Dio, prevalga su Nino, il fratello sacrilego, quando gli dà l’assoluzione per tutti gli omicidi e le violenze commesse. Nino, però, riesce a sopravvivere al fratello, sia pure per poco, facendo vibrare ancora una volta le corde del suo micidiale violino, prima della sua stessa tragica fine.
È, comunque, un romanzo che fa riflettere e che, dal punto di vista narrativo, si presenta interessante,nonostante talune descrizioni a volte cruente. Sicuramente potrebbe provocare scalpore e perfino dissenso tra alcune fasce di lettori “ortodossi” e poco inclini a una narrativa “estrema”, ma personalmente mi è piaciuto, è scritto molto bene e fa pensare.
In ultima analisi, personalmente penso che la Chiesa dovrebbe temere più questo giovane autore che Dan Brown, poiché qui i principi cristiani vengono criticati e messi in discussione su un piano squisitamente teologico e non su basi pseudo-storiche.
Melanie
da: vassane.splinder.com/archive/2006-12 – 59k
Oggi ho finito di leggere un romanzo di un giovane scrittore napoletano. Il libro in questione si intitola Il violinista, storia di vocazioni è il sottotitolo, frutto, da quanto si può capire nell’introduzione dell’autore, del ritrovamento di antichi manoscritti incompiuti a cui lui si è impegnato a dare completezza assorbendoli in un’opera personale. 280 pagine (in numeri romani) fitte di avvenimenti e personaggi che ruotano attorno a una partita a scacchi (anche se di scacchi qui non si parla) tra Dio e Satana. Un gioco crudele perché vede impegnati, su opposti fronti, Mino e Nino (poi frate Giacomo e Antonino), fratelli di sangue. Se il primo sente la chiamata di Cristo e sceglie di prendere i voti, l’altro viene avvicinato dal demonio – qui raffigurato come un uomo in nero – nella campagna fuori dalla tenuta del padre vinaio, e viene iniziato alla musica del violino. Si sa che a questo strumento in particolare veniva attribuito un suono diabolico, e in una storia ambientata nella seconda metà del ‘500 non si sa ancora niente della sua musica, tanto che la Chiesa lo ricoprì subito di invettive impietose. E forse non si sbagliava, almeno a giudicare dal romanzo, visto l’uso che ne fa Nino una volta che ne apprende il sinistro potere, stringendo un patto con il Male e facendosi suo campione. Giacomo è vittima spesso di visioni e percezioni che lo mettono in guardia dal fratello, vive profonde crisi di coscienza che lo trasformeranno nell’arco della vicenda, facendogli assumere il titolo di Inquisitore Supremo, cioè uomo di punta nella lotta all’eresia. E qui l’eresia non risparmia, si veste dell’ignoranza del popolo e distrugge, saccheggia, dissacra chiese e monasteri, diventa un’orda barbarica che sembra inarrestabile e contro cui non esistono difese. A guidarla il Maligno pone Nino, da tutti conosciuto come il Violinista. La musica può arrivare ovunque, dicevano Mime e Syria, ne “I Cavalieri dello Zodiaco”, e lo ribadisce Antonino suonando il suo violino, usando la sua musica maledetta per decapitare, mutilare, bruciare. Nessuna armatura può resistergli, neanche intere legioni, e più il tempo passa più il suo potere si accresce, parallelamente alla sua sete di dominio. Le pagine scorrono veloci, la storia procede a ritmo sostenuto e sa tenere viva l’attenzione e l’attesa, con un buono stile narrativo e delle ottime idee. È forse nelle ultime trenta pagine che il tono si abbassa, compare una figura che l’autore punta a rendere centrale, forse un po’ in ritardo, rischiando di sparagliare le carte. Un buon libro, dunque, di sicura presa, ma con due difetti fondamentali: l’eccessiva efferatezza delle scene, che finisce spesso con l’essere immotivata, fine a se stessa; e poi il finale, un po’ frettoloso e scialbo, buonista dopo pagine e pagine prive di ogni intento edificante. Per contro l’abilità dell’autore è indiscutibile, alcuni capitoli sono da maestro, il fascino morboso del male richiama alla mente il Dracula di Bram Stoker e Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde. Ad esso Barra oppone la luce incarnata da Cristo e Socrate: santità e ragione per sconfiggere l’oscurità e l’oscurantismo.
Un’altra bella recensione è sul sito: www.progettobabele.it
Affiora subito alla mente del lettore più attento e appassionato il riferimento a Wilde e al suo Il ritratto di “Dorian Gray. Il protagonista, infatti, sembra molto simile ad Antonino, uno dei personaggi centrali del romanzo di Nazareno Barra. Stessa sete di potere; stessa voglia di cambiare, con l’aiuto di una forza superiore, il naturale evolversi della propria vita; stessa moneta di scambio, l’anima; stessa arrendevole presa di coscienza e stessa inesorabile sorte. In questo suo primo libro l’autore tocca un argomento caro non solo alla letteratura ma anche all’uomo e al suo fondamento esistenziale. Si tratta dell’ennesima battaglia tra bene e male, la costante intromissione di Lucifero nella vita delle persone, quel tarlo che s’insinua nella mente a suon di musica affrontato, però, questa volta, da prospettive in parte nuove e in parte conosciute e, forse deliberatamente, ignorate dalla carta stampata. L’ambientazione di Il violinista non è semplice, occorre ritornare indietro di almeno cinque secoli e ripercorrere gli anni più oscuri della storia d’Europa, e della Spagna in particolare, quando a comandare era l’inquisizione, quando era sufficiente dire una parola di troppo per finire sul rogo. Alcuni importanti dettami della chiesa medievale vengono messi in discussione, mentre i preti-giudici, semplici uomini che in nome di Dio si arrogano il diritto di decidere della vita e della morte forti di parole che Dio stesso non ha mai pronunciato, vengono, invece, sottoposti a dura prova da un antico filosofo, la cui collocazione all’interno della storia pare del tutto inappropriata e fuori luogo, che ha fatto della sua ignoranza la fonte della sua saggezza. Egli è la vera coscienza di tutto il romanzo, l’”indicatore di direzione”. Solo alla fine il lettore capirà la sua importanza e l’originalità di tale scelta narrativa da parte di Barra. Una lotta fratricida inconsapevole sorretta da un ritmo incalzante, mai noioso e sempre adatto alla scena descritta. Le pagine scorrono veloci caratterizzate da uno stile semplice, moderno, vicino sia a chi legge che al periodo storico della vicenda. Tragico, come in fondo è giusto che sia, il finale. Il millenario scontro fra il diavolo e il suo antagonista non prevede vinti ne vincitori. Non ammette compromessi. Le due estremità si equivalgono. Si annientano per ricostituirsi a vicenda perchè una senza l’altra non ha motivo di essere. Rimane la tristezza. Lo sconforto di due fratelli che non hanno saputo amarsi, cercarsi, completarsi.
(da: www.www.intercom-sf.com )
A prima vista, questo romanzo che sta riscontrando numerosi favori di critica e di pubblico, in special modo in Campania – anche se è riuscito a varcare i confini regionali – può sembrare l’ennesima storia sulla lotta tra bene e male, ma, partendo da una trama battuta, già dalle prime pagine regala una visione alquanto originale della materia. L’aver posto le due entità sullo stesso piano – non a caso i due protagonisti,

Nino e Mino, hanno un nome simile – porta spesso a confondere chi stia dalla parte del giusto e chi no, fenomeno questo riscontrabile anche per i personaggi secondari. Nessuna netta separazione tra bianco e nero, solo innumerevoli sfumature di grigio dove i protagonisti, principali e non, si muovono. L’aver reso tutti i personaggi con una forte caratterizzazione psicologica, sovverte le convinzioni comuni, accendendo interrogativi ritenuti impossibili su certe tematiche.
Questo libro classicheggiante ci consegna una Spagna di fine ‘500 dove l’ordine naturale delle cose è sovvertito – si vedano le nevicate in estate seguite dal caldo torrido – senza che gli interpreti della trama possano far nulla per contrastarlo (a tal proposito, si vedano i frati domenicani cantare il Salve Regina ai vespri e non a compieta), quasi specchio della moderna società.
Altra inaspettata preziosità, un novità assoluta per il genere, è l’aver inserito all’interno de Il Violinista un vero e proprio dialogo platonico, scritto con padronanza e cognizione di causa, una chicca che non può fare a meno di sorprendere il lettore e indurlo a riflettere.
Questa opera, con la sua violenza intrecciata alla poesia e a riflessioni filosofiche, è una boccata d’aria fresca su un genere talvolta troppo ripetitivo. Nazareno Barra, grazie a questo romanzo, ogni settimana riceve nuovi attestati di stima entusiastici sul suo sito www.nazarenobarra.com, dove, tra le altre cose, vi sono pubblicate alcune poesie davvero incantevoli e la prima parte di un racconto che sarà presentato a puntate.
Il consenso cresce intorno a questo giovane scrittore, tanto che, nella sezione Horror del sito www.operanarrativa.com, Il Violinista campeggia al primo posto, davanti ai libri di autori affermati e famosi.
Nel prossimo futuro, vi sarà anche la presentazione ufficiale del suo libro sul territorio di Afragola e certamente non mancheremo di avvisare i nostri lettori.
Se siete amanti del genere, affrettatevi a procurarvi Il Violinista – Storia di Vocazioni, per intraprendere un viaggio sconvolgente in un mondo vivido, quasi reale.
Pubblicato su Articolo1 del 17 dicembre 2006
RECENSIONE
di Claudia Bordin
Io questo libro l’ho letto. Un horror a cui la definizione sta molto stretta, mi spiego: ci sono si elementi prettamente caratterizzanti di tale genere letterario, ma qui siamo di fronte ad un opera di fantareligione e fantastoria, il tutto condito da un riflessioni morali e religiose.
Lo stile, anche se ricercato, è molto scorrevole. Un climax, cresce pagina per pagina fino ad un finale mozzafiato – con una chicca inaspettata – ed è molto cinematografico con continui cambi di scena.
Vi sono scene prettamente violente. Qualcuno potrebbe trovarle fastidiose o estremamente sadiche, ma tant’è! Per me servono a caratterizzare la storia!
Consigliato a chi è in cerca di forte emozioni senza nulla togliere alle riflessioni cui il romanzo induce.
Da: www.moniadibiagio.mastertopforum.com
Il Violinista è stato segnalato tra i “Libri da leggere” sul sito www.lacaverna.it
Un libro dall’impatto forte, violento, drammatico! Stile scorrevole e robusto, personaggi profondi e credibili, riflessioni che non lasciano indifferente il lettore! “Il Violinista” ha la capacità di catturarti, di portarti in un mondo e in un epoca già affascinanti, ma rese qui con una rarefazione e un senso di claustrofobica sorpresa veramente eccezionali! Immagini così vivide come se si stesse osservando un film mozzafiato. Tutto condito da una profondità che ti induce a riflettere anche quando non si sta leggendo! Che dire, un ottimo esordio di uno scrittore che farà parlare di sè!
Da: www.ibs.it
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Un libro che va letto e basta! Non ci sono motivi nè spiegazioni! Potrei parlarvi della bravura dell’autore, di altre amenità simili, ma – parafrasando Celentano – l’emozione non ha voce! Il Violinista è carico di un impressionante bagaglio di emozioni, complementari o opposte tra loro. Lo ripeto, leggetevelo!